t

lunedì 31 ottobre 2011

Madre Speranza di Gesù

domenica 30 ottobre 2011

Indulgenze Per i Defunti


Indulgenze Per i Defunti

Come aiutare i nostri defunti:
La Chiesa, madre e maestra, ci addita parecchi mezzi per suffragare le anime dei nostri cari e aiutarle a raggiungere la pienezza della vita eterna. L’aiuto più efficace è la S. Messa, la Comunione fatta in suffragio dei defunti. La celebrazione Eucaristica, rinnovando il sacrificio di Gesù, è l'atto supremo di adorazione e riparazione che possiamo offrire a Dio per le anime dei defunti.

La preghiera:
un mezzo sempre efficace, alla portata di tutti, tanto più efficace quando non chiediamo aiuti e beni per noi stessi, ma perdono e salvezza per le anime dei nostri cari. Questa preghiera è tanto gradita a Dio perché coincide con la sua volontà salvifica: Egli desidera, attende di incontrarci tutti in Cielo, in quella beatitudine per la quale ci ha creati.

Oltretutto per molti di noi è un dovere di gratitudine per il bene ricevuto da parenti e amici e insieme una garanzia perché le anime, giunte in Paradiso, pregheranno per noi. Tra le preghiere tanto raccomandate dalla Madonna, la recita del Rosario, con l'aggiunta dopo il Gloria, di una invocazione per i defunti: l'Eterno riposo. Oltre la preghiera possiamo suffragare le anime con mortificazioni, sacrifici, penitenze, beneficenza e atti di carità, in riparazione dei peccati commessi mentre erano in vita.

Le Indulgenze

La Chiesa ci propone per suffragare le anime del Purgatorio anche la pratica delle "indulgenze". Queste ottengono la remissione della pena temporale dovuta per i peccati. Ogni colpa, anche dopo il perdono, lascia come un debito da riparare per il male commesso. La Chiesa traendo dal suo tesoro "spirituale", costituito dalle preghiere dei Santi e dalle opere buone compiute da tutti i fedeli, quanto è da offrire a Dio perché Egli "condoni" alle anime dei defunti quella pena che altrimenti essi dovrebbero trascorrere nel Purgatorio.

L’indulgenza più nota è legata alla commemorazione di tutti i defunti, il 2 novembre, mediante: visite alle tombe, celebrazione Eucaristica al cimitero, visita a una Chiesa.

Si può lucrare l’indulgenza plenaria a partire dal mezzogiorno del 1° novembre a tutto il 2 novembre.

Si può lucrare una sola volta ed è applicabile solo ai defunti. Visitando una Chiesa, (si reciti almeno un Padre nostro e il Credo).

A questa si aggiungono le tre solite condizioni Confessione, Comunione, preghiera secondo le intenzioni del Papa (Pater, ave, gloria).

Queste tre condizioni possono essere adempiute anche nei giorni precedenti o seguenti il 2 novembre. Nei giorni dall’1 all’8 novembre chi visita il cimitero e prega per i defunti può lucrare una volta al giorno l’indulgenza plenaria, applicabile ai defunti, alle condizioni di cui sopra.

venerdì 28 ottobre 2011

Funerali di Simoncelli Omelia Del Vescovo Di Rimini Francesco Lambiasi 27-10-2011

video

Funerale Simoncelli Il Testo Completo Dell'omelia Del Vescovo Lambiasi

Il testo integrale dell'omelia pronunciata dal vescovo di Rimini, monsignor Francesco Lambiasi, per il funerale di Marco Simoncelli a Coriano:

Coriano | 27 Ottobre 2011

Vorrei accostarmi al vostro dolore, carissimi papà Paolo e mamma Rossella, carissime Martina e Kate, e vorrei farlo con tutta la tenerezza che voi meritate e con la delicatezza di cui sono capace. Chi vi parla, non ha vissuto il dolore lacerante che vi brucia in cuore, ma permettetemi di venire a voi con l'abbraccio di tutti, con la preghiera di molti.
Vi confesso che, per il groviglio dei sentimenti che mi si mescolano in cuore, ho fatto fatica a trovare le parole più giuste per questo momento. Fatemi ridire allora le parole del nostro piccolo, grande Don Oreste Benzi. Il giorno che morì, il 2 novembre di quattro anni fa, di fronte alla sua salma appena composta, trovammo scritte sul suo libretto "Pane quotidiano", questo pensiero profetico: "Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra, la gente che sarà vicino dirà: è morto. In realtà è una bugia. Sono morto per chi mi vede, per chi sta lì, ma in realtà la morte non esiste perché appena chiudo gli occhi a questa vita, li apro all'infinito di Dio".
Carissimi fratelli e amici, fate sottoscrivere anche a me le parole di papà Paolo: "Dio trapianta in cielo i fiori più belli per non farli appassire". Passatemi un pennarello per far firmare anche a me lo striscione dei tantissimi amici: "Marco, ora insegna agli angeli ad impennare". Fatemi riascoltare le parole che abbiamo ritrovato sul libro del nostro PuntoGiovane di Riccione, dove quando aveva 18 anni, Marco aveva partecipato a una settimana di convivenza con i suoi compagni di liceo: Durante quei giorni aveva scritto: "Sono stato il "folletto" (così si chiama il ragazzo che prega per un altro durante la convivenza) più scandaloso che la storia ricordi. Non ti prometto che pregherò per te in futuro, perché sicuramente me ne dimenticherei. Però, lo farò questa sera, prima di andare a letto e cercherò di fare in modo che la mia preghiera valga anche per tutte le volte che non la dirò". Una compagna di classe gli aveva scritto: "Quando ho scoperto che saresti stato tu il mio "protetto" sono stata contenta: tu, a differenza di molti altri, sei uno che non pretende dagli altri".
Personalmente ho incontrato Marco una volta sola, qualche mese fa, alla cresima della sorella Martina, ma ora che ho scoperto la sua schiettezza e la sua bontà, mi viene un rimpianto: quello di non aver provato a diventargli amico. Sono sicuro che con un amico così schietto e generoso, avrei potuto discutere e anche litigare. senza temere di spezzare l'amicizia.

Ma ora permettetemi che mi senta percuotere anch'io il cuore da quella domanda inesorabile: perché Marco si è schiantato domenica scorsa alle 9,55 sull'asfalto dell'autodromo di Sepang? Sorelle, fratelli, amici, io non posso cavarmela ora con risposte confezionate, reperibili sulla bancarella delle formule pronte per l'uso. Sì, alle volte noi credenti pensiamo di svignarcela con l'allusione enigmatica a una indecifrabile volontà di Dio. "E' la volontà di Dio", ci ripetiamo, instancabili, e non ci rendiamo conto che, sbandierando parole senza cuore, rischiamo di far bestemmiare il suo santo nome. Il mio animo si ribella all'idea volgare di un Dio che si autodenomina "amante della vita", che mi si rivela come il Dio che "ha creato l'uomo per l'immortalità" (Sap 2,23") e poi si apposta dietro la curva per sorprendermi con un colpo gobbo o una vile rappresaglia. Permettetemi di ridire sottovoce a me e a voi qual'è questa volontà di Dio con le parole che suo Figlio un giorno ha pronunciato sotto i cieli lucenti della Palestina, mentre a Rimini si costruiva il ponte di Tiberio: "Questa è la volontà di colui che mi ha mandato. Che io non perda nulla di quanto mi ha dato, ma lo risusciti nell'ultimo giorno" (Gv 6,39).
Datemi un po' del vostro coraggio e aiutatemi ad abbinare a quello di Marco, il nome dolcissimo del mio Maestro e di ogni cristiano. Voi lo conoscete: il suo nome non è di quelli che condannano a morte, lui si chiama Gesù, che significa "Dio-Salva". Dove stava allora Gesù in quell'istante fatale in cui il corpo di Marco ha cessato di vivere? Stava lì, pronto per impedire che Marco cadesse nel baratro del niente e per dargli un passaggio alla volta del cielo. Sì, Gesù è il nome del Figlio di Dio che ha preferito te, come ognuno di noi, tra la sterminata folla degli esseri lasciati nell'abisso del nulla. Gesù è il nome del Figlio di Dio, mandato dal Padre come inviato speciale sulla terra, non a fare prediche sul dolore e sulla morte, ma a condividere la nostra fragilità. E' il nome del Figlio di Dio che si è lasciato inchiodare su una croce per stringerci tutti nel suo abbraccio e ci ha dato il segno più grande dell'amore: dare la vita per i fratelli. Sì, non è venuto a spiegarci il dolore né a salvarci dal dolore, ma ci ha salvati nel dolore e lo ha fatto con il suo sangue. Gesù è' il nome del Figlio di Dio che ci ha amati con l'amore più grande e ha definitivamente sconfitto la morte con la sua risurrezione e perciò è sempre pronto là quando infiliamo il tunnel della morte per afferrarci e portarci a godere la gioia senza più se e senza più ma. Gesù, che registra sul suo diario perfino un bicchiere d'acqua fresca dato con amore, stava lì a dirgli: Grazie , Marco per tutte le volte che mi hai abbracciato nei fratellini disabili della Piccola Famiglia di Montetauro. Grazie, per tutte le volte che mi hai fatto divertire quando hai partecipato alla gara delle karatelle nella festa patronale della tua parrocchia. Grazie, perché tutte le volte che hai fatto queste cose ai miei fratelli più piccoli le hai fatte a me.
Ora, permettimi, caro Marco di rivolgermi direttamente a te. La sera prima della gara hai detto che desideravi vincere il gran premio per salire sul podio più alto. A noi ora piacerebbe vederti, ma siamo contenti che tu ci possa inquadrare dal podio più alto di tutti. Lasciaci dire una ultima semplicissima parola: Addio, Marco. E' una parola spezzata dal dolore, ricomposta dalla speranza: a-Dio!

Papa Benedetto XVI ad Assisi Per La Preghiera Della Pace 2011

Assisi 27 Ottobre 2011 “Pellegrini della verità, pellegrini della pace”

Papa Benedetto Assisi

Papa Benedetto XVI, Giornata di Preghiera per la Pace, Assisi 27 Ottobre 2011

Benedetto XVI pellegrino ad Assisi insieme ai leaders religiosi del mondo, giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo.

Ritorna la preghiera della Pace, venticinque anni dopo la prima, convocata ad Assisi nel 1986 da Papa Wojtyła. In un momento culminante della discussione mondiale sul riarmo, Giovanni Paolo II aveva messo l’accento sulla responsabilità delle religioni per la pace mondiale. In quell’occasione i leader delle grandi religioni del mondo testimoniarono come la religione sia un fattore di unione e di pace, e non di divisione e di conflitto. Il ricordo di quell’esperienza è un motivo di speranza per un futuro in cui tutti i credenti si sentano e si rendano autenticamente operatori di giustizia e di pace. Papa Giovanni Paolo II, il 24 gennaio del 2002, rinnovò l’invitò una seconda volta ad Assisi, un anno dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 a New York e Washington e alla guerra in Afghanistan, e fu di nuovo presente come promotore della giornata mondiale di preghiera per la pace che vide di nuovo coinvolti tutti i rappresentanti delle principali religioni del mondo. Le differenze religiose apparvero in quell’occasione più forti. Nessuna violenza in nome di Dio, questo era il messaggio di papa Wojtyla allora. Questo messaggio è ancora fortemente attuale nel 2011. Mentre purtroppo continuiamo a vivere in un mondo lacerato da tante guerre, dal terrorismo, dall’ingiustizia sociale, dalla fame e da catastrofi naturali di dimensioni quasi apocalittiche, Papa Benedetto XVI, nel primo giorno del 2011, ha annunciato la sua visita ad Assisi e lo ha fatto proprio nel giorno in cui la Chiesa cattolica celebra il giorno della pace nel mondo. E come se ci fosse stato bisogno di un evento a riprova della fondatezza della richiesta del papa: la sera prima c’era stato un attacco suicida ad Alessandria contro una comunità copta. L’invito di papa Benedetto XVI ad Assisi è giunto a sorpresa. Si mormorava che l’allora cardinale di curia Joseph Ratzinger avesse un atteggiamento critico nei confronti dell’incontro religioso di Assisi. In incontri di quel tipo anche altri vedevano il pericolo di favorire un modo di pensare sincretico. Anche il prossimo incontro di Assisi non è fino ad oggi così incontrastato all’interno della Chiesa, come può apparire a prima vista. I nuovi tradizionalisti vedono in quell’invito nientemeno che uno“scandalo”. Per loro tale invito significa la prosecuzione di una linea di Giovanni Paolo II che hanno profondamente respinto. In poche settimane, è la seconda volta che Benedetto XVI rappresenta una chiara linea conciliare, con grande disappunto dei nuovi tradizionalisti. Nel suo intervento nel giorno della pace nel mondo, il papa argomentava sul tema della libertà religiosa come scelta di principio. Ai tradizionalisti, facenti parte ad esempio del movimento di Lefebvre, non si poteva far capire in modo più chiaro che stanno camminando su una strada sbagliata rispetto a temi fondamentali del Concilio Vaticano II. Benedetto XVI si recherà quindi nuovamente ad Assisi in occasione del venticinquesimo anniversario della “Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace”, che fu il primo incontro fra le religioni del mondo, voluto dal Servo di Dio Giovanni Paolo II per il dialogo interreligioso per la pace. Per fare memoria di quel “gesto storico”, ma soprattutto per “rinnovare solennemente l’impegno dei credenti di ogni religione a vivere la propria fede religiosa come servizio per la causa della pace”. Perché “chi è in cammino verso Dio non può non trasmettere pace, chi costruisce pace non può non avvicinarsi a Dio”. La visita del Santo Padre alimenterà di nuova luce lo “Spirito di Assisi”, un evento di grande importanza per tutto il mondo che rinnoverà l’impegno del compianto Papa Giovanni Paolo II ai valori della pace e della tolleranza fra i popoli del mondo. Le autorità amministrative ritengono che i 25 anni dal primo incontro fra le religioni del mondo sia un’occasione per dare vita, ad Assisi, ad un centro documentale ed espositivo permanente dedicato al “Dialogo per la Pace nello Spirito di Assisi” che potrebbe trovare posto a Palazzo Bernabei dove, unitamente all’università di Perugia, è in atto la costituzione di un centro studi sulle origini ebraico cristiane d’Europa, sostenuto anche da papa Benedetto XVI. Sicuramente la visita del Santo Padre segnerà una nuova pagina gloriosa della già ricca storia della città di Assisi. Le autorità e la cittadinanza si stanno preparando ad accogliere degnamente Sua Santità Benedetto XVI, al quale non faranno mancare la loro calorosa presenza agli incontri, né il segno dell’affetto alla sua persona ed al suo magistero. Viva gratitudine è stata espressa dal vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino mons. Domenico Sorrentino per questa decisione, tanto attesa, invocata congiuntamente in una petizione al Papa Joseph Ratzinger dal Vescovo stesso e dai Ministri Generali delle diverse famiglie francescane. Determinazione che viene a sottolineare per Assisi il carisma di città di pace che la vita di Francesco le ha impresso e che ne fa un luogo privilegiato per imparare lo “spirito della pace”, nella preghiera, nell’umiltà, nella fraternità. Da quando, venticinque anni fa, Giovanni Paolo II convocò in Assisi i leaders delle varie religioni, la città è diventata un’icona della pace. Si parla in questo senso di “Spirito di Assisi”. Nella lettera a suo tempo inviata al Vescovo di Assisi in occasione del ventesimo dell’evento, Benedetto XVI spiegò il senso di tale icona, distinguendolo da ogni concezione di tipo relativistico o sincretistico e illustrandone il significato profetico. Ne ha fatto ancora menzione nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, all’interno della problematica di grande attualità della libertà religiosa come via per la pace. La commemorazione dell’evento assisano del 1986 con la presenza stessa ad Assisi del Successore di Pietro costituirà un’altra grande occasione per rilanciare l’impegno di tutti i credenti del mondo per la costruzione della pace, sempre invocata dalle parole di San Francesco di Assisi: “Il Signore vi dia pace”.

Programma:

Le delegazioni partiranno da Roma, in treno, la mattina stessa del 27 ottobre, insieme con il Santo Padre. All’arrivo in Assisi, ci si recherà presso la Basilica di S. Maria degli Angeli, dove avrà luogo un momento di commemorazione dei precedenti incontri e di approfondimento del tema della Giornata. Interverranno esponenti di alcune delle delegazioni presenti e anche il Santo Padre prenderà la parola. Seguirà un pranzo frugale, condiviso dai delegati: un pasto all’insegna della sobrietà, che intende esprimere il ritrovarsi insieme in fraternità e, al tempo stesso, la partecipazione alle sofferenze di tanti uomini e donne che non conoscono la pace. Sarà poi lasciato un tempo di silenzio, per la riflessione di ciascuno e per la preghiera. Nel pomeriggio, tutti i presenti in Assisi parteciperanno ad un cammino che si snoderà verso la Basilica di San Francesco. Sarà un pellegrinaggio, a cui prenderanno parte nell’ultimo tratto anche i membri delle delegazioni; con esso si intende simboleggiare il cammino di ogni essere umano nella ricerca assidua della verità e nella costruzione fattiva della giustizia e della pace. Si svolgerà in silenzio, lasciando spazio alla preghiera e alla meditazione personale. All’ombra della Basilica di San Francesco, là dove si sono conclusi anche i precedenti raduni, si terrà il momento finale della giornata, con la rinnovazione solenne del comune impegno per la pace.

Quella Domenica 27 Ottobre 1986, Assisi: “Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace”

Assisi Preghiera per la Pace-1986

Giovanni Paolo II incontra i leader religiosi di tutto il mondo, Assisi 27 Ottobre 1986

Il 27 Ottobre 1986, Papa Karol Wojtyła sceglie Assisi per invitare, prima volta nella storia, tutti i rappresentanti delle principali religioni mondiali a pregare insieme per la pace. Con il suo gesto, in questo giorno, il Venerabile Giovanni Paolo II ci ha indicato la via da seguire per giungere alla pace. Alla “Giornata di preghiera per la Pace” partecipano 50 rappresentanti delle chiese cristiane, oltre ai cattolici e 60 delle altre religioni. Da allora si parla dello ‘Spirito di Assisi’ per descrivere la particolare atmosfera che favorisce il dialogo interreligioso e il confronto, superando differenze e diffidenze, anche per lo speciale rispetto da parte di tutti i credenti e i costruttori di pace per la figura di San Francesco.

Francesco e la Pace

San Francesco e la PaceFrancesco, avendo vissuto sulla propria pelle l’esperienza della guerra ne conosceva di persona il tormento, travaglio che lasciò segni ben chiari nella sua vita e lo condusse alla ricerca della pace e quindi alla testimonianza dei suoi valori attraverso quello spirito di pace che offrì al mondo. Sin dall’inizio, lui e i suoi frati s’impegnarono in una predicazione di pace, fino a fare di ciò un tratto distintivo della loro scelta di vita. Scrivendo la sua Regola, nella “non bollata” come nella definitiva, Francesco dava origine ad uno stile di vita che, attraverso atteggiamenti concreti e quotidiani, era capace di promuovere la pace. Tommaso da Celano, ricorda come “il valorosissimo soldato di Cristo, Francesco, passava per città e villaggi annunciando il regno dei cieli, predicando la pace, insegnando la via della salvezza e la penitenza in remissione dei peccati”. La pace fu tema prediletto dal Santo nelle sue predicazioni, ciò che si può ben comprendere se pensiamo alle lotte che insanguinavano le città d’Italia nel medioevo. Tommaso da Spalato, che vide Francesco predicare a Bologna il 15 agosto 1222, narra che “tutta la sostanza delle sue parole mirava a spegnere le inimicizie e a gettare le fondamenta di nuovi patti di pace. Portava un abito sudicio; la persona era spregevole, la faccia senza bellezza. Eppure Dio conferì alle sue parole tale efficacia che molte famiglie signorili, tra le quali il furore irridibile di inveterate inimicizie era divampato fino allo spargimento di tanto sangue, erano piegate a consigli di pace”. Al vescovo e al podestà di Assisi insegnò a perdonarsi per amor di Dio, così come ha lasciato scritto in quel Cantico che ancora oggi allieta il cuore di milioni di uomini: “Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore”. Ai suoi frati diceva: “La pace che annunziate con la bocca, abbiatela ancor più copiosa nei vostri cuori. Non provocate nessuno all’ira o allo scandalo, ma tutti siano attirati alla pace, alla bontà, alla concordia dalla vostra mitezza”. Egli c’insegna così che per essere costruttori di pace bisogna aver pace nel cuore, poiché non si può portare pace se non si è in pace con se stessi e con Dio. Francesco attraverso la preghiera invoca la pace come dono di Dio, nel suo testamento dice: “Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: il Signore ti dia pace”. All’Eremo delle Carceri, luogo dove Francesco si ritirava in preghiera, vi è una lapide con questa frase: “Ubi Deus ibi Pax”, questo rimanda alla relazione profonda che esiste tra la preghiera e la pace. La preghiera come base della affinità religiosa tra gli uomini e del conseguente auspicio della pace del mondo. San Bonaventura, nell’Itinerarium presenta Francesco come “l’Araldo della pace”. Il saluto di pace e le iniziative a favore della pace erano così parte integrante dello stile di vita e della missione dei primi Frati che questo li portò ad essere riconosciuti come un vero movimento di pace, tanto che lo stesso Tommaso da Celano (cf 1Cel 24 – FF 360) ci presenta la fraternità primitiva come una “Pacis legationem”, ossia, traducendo letteralmente, “ambasciata di pace” e ancora Celano (cf 1Cel 29 – FF 366) descrive il primo invio missionario dei frati, il cui obiettivo è diffondere in tutto il mondo l’annuncio di pace. Per questo lo “Spirito di Pace” è diventato lo “Spirito di Assisi” il Genius Loci che ispira i sentimenti di pace, di verità, di giustizia, di amore, di libertà, di fratellanza, di carità, di raccoglimento e di preghiera che tutti possono avvertire come una presenza costante. Qui dove l’ordine francescano ha trovato origine, Assisi non è ricordo, ma perenne esperienza di vita perché qui nacque e qui continua a vivere in spirito d’amore San Francesco. Assisi è il miracolo di questa presenza francescana, è il miracolo di un amore che non si è spento, è incontro mistico universale, è spiritualità di pace. La pace che deve riflettersi nelle strutture umane, non poteva avere altra ambasceria di pace se non qui. Scrive Cesare Angelini in “Frammenti del Sabato”: «Qui, uno è subito preso di lui, da lui, il capo spirituale della città. Veramente il luogo possiede una presenza che costringe o meglio abbatte: – il soprannaturale è penetrato nel naturale, insostenibile quasi alla nostra misura, ma è una prima impressione che passa perché anche il credere qui è un modo leggero; più che un intendere è un amare… – E’ la novità di Assisi e il beneficio del Santo, il quale ci ha insegnato che più giova parlare a Dio che parlare di Dio».

Dal discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II ai rappresentanti delle Chiese cristiane e comunità ecclesiali e delle religioni mondiali convenuti in Assisi, domenica, 27 ottobre 1986, piazza inferiore della Basilica di San Francesco:

Papa Giovanni Paolo II«… Per la prima volta nella storia ci siamo riuniti da ogni parte, Chiese Cristiane e Comunità Ecclesiali e Religioni Mondiali, in questo luogo sacro dedicato a San Francesco per testimoniare davanti al mondo, ciascuno secondo la propria convinzione, la qualità trascendente della pace.

… La sfida della pace, come si pone oggi a ogni coscienza umana, comporta il problema di una ragionevole qualità della vita per tutti, il problema della sopravvivenza per l’umanità, il problema della vita e della morte. Di fronte a tale problema, due cose sembrano avere suprema importanza e l’una e l’altra sono comuni a tutti noi. La prima, come ho appena detto, è l’imperativo interiore della coscienza morale, che ci ingiunge di rispettare, proteggere e promuovere la vita umana, dal seno materno fino al letto di morte, in favore degli individui e dei popoli, ma specialmente dei deboli, dei poveri, dei derelitti: l’imperativo di superare l’egoismo, la cupidigia e lo spirito di vendetta. La seconda cosa comune è la convinzione che la pace va ben oltre gli sforzi umani, soprattutto nella presente situazione del mondo, e che perciò la sua sorgente e realizzazione vanno ricercate in quella Realtà che è al di là di tutti noi. È questa la ragione per cui ciascuno di noi prega per la pace. Anche se pensiamo, come realmente pensiamo che la realizzazione tra quella realtà e il dono della pace è differente, secondo le nostre rispettive convinzioni religiose, tutti però affermiamo che tale relazione esiste. Questo è quanto esprimiamo pregando per essa.

… Sia che impariamo a camminare assieme in pace e armonia, sia che ci estraniamo a questa vicenda e roviniamo noi stessi e gli altri. Speriamo che questo pellegrinaggio ad Assisi ci abbia insegnato di nuovo ad essere coscienti della comune origine e del comune destino dell’umanità. Cerchiamo di vedere in esso un’anticipazione di ciò che Dio vorrebbe che fosse lo sviluppo storico dell’umanità: un viaggio fraterno nel quale ci accompagniamo gli uni gli altri verso la meta trascendente che egli stabilisce per noi. Preghiera, digiuno, pellegrinaggio. Questa giornata di Assisi ci ha aiutato a divenire più coscienti dei nostri impegni religiosi. Ma ha anche reso il mondo, che ci ha seguito attraverso i mezzi di comunicazione, più cosciente della responsabilità di ogni religione nei confronti dei problemi della guerra e della pace. Forse mai come ora nella storia dell’umanità è divenuto a tutti evidente il legame intrinseco tra un atteggiamento autenticamente religioso e il grande bene della pace.

… La pace è un cantiere aperto a tutti, non solo agli specialisti, ai sapienti e agli strateghi. La pace è una responsabilità universale: essa passa attraverso mille piccoli atti della vita quotidiana. A seconda del loro modo quotidiano di vivere con gli altri, gli uomini scelgono a favore della pace o contro la pace.

… Ciò che abbiamo fatto oggi ad Assisi, pregando e testimoniando a favore del nostro impegno per la pace, dobbiamo continuare a farlo ogni giorno della nostra vita. Ciò che infatti abbiamo fatto oggi è di vitale importanza per il mondo. Se il mondo deve continuare, e gli uomini e le donne devono sopravvivere su di esso, il mondo non può fare a meno della preghiera. Questa è la lezione permanente di Assisi: è la lezione di san Francesco che ha incarnato un ideale attraente per noi; è la lezione di santa Chiara, la sua prima seguace. È un ideale fatto di mitezza, umiltà, di senso profondo di Dio e di impegno nel servire tutti. San Francesco era un uomo di pace. Ricordiamo che egli abbandonò la carriera militare che aveva seguito per un certo tempo in gioventù, e scoprì il valore della povertà, il valore della vita semplice e austera, nell’imitazione di Gesù Cristo, che egli intendeva servire. Santa Chiara fu per eccellenza la donna della preghiera. La sua unione con Dio nella preghiera sosteneva Francesco e i suoi seguaci, come ci sostiene oggi. Francesco e Chiara sono esempi di pace: con Dio, con se stessi, con tutti gli uomini e le donne in questo mondo. Possano quest’uomo santo e questa santa donna ispirare tutti gli uomini e le donne di oggi ad avere la stessa forza di carattere e amore per Dio e per i fratelli, per continuare sul sentiero sul quale dobbiamo camminare assieme. …».

Commento di Padre Livio al Messaggio del 25 Ottobre 2011 Dato Dalla Madonna Alla Veggente Marija Pavlovic Lunetti

mercoledì 26 ottobre 2011

Preghiera Per La Pace


Preghiera Per La Pace

Del Santo Padre Giovanni Paolo II

Dio dei nostri Padri,
grande e misericordioso,
Signore della pace e della vita,
Padre di tutti.
Tu hai progetti di pace e non di afflizione,
condanni le guerre
e abbatti l' orgoglio dei violenti.
Tu hai inviato il tuo Figlio Gesù
ad annunziare la pace ai vicini e ai lontani,
a riunire gli uomini di ogni razza e di ogni stirpe
in una sola famiglia.
Ascolta il grido unanime dei tuoi figli,
supplica accorata di tutta l'umanità:
mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza;
minaccia per le tue creature
in cielo, in terra e in mare.
In comunione con Maria, la Madre di Gesù,
ancora ti supplichiamo:
parla ai cuori dei responsabili delle sorti dei popoli,
ferma la logica della ritorsione e della vendetta,
suggerisci con il tuo Spirito soluzioni nuove,
gesti generosi ed onorevoli,
spazi di dialogo e di paziente attesa
più fecondi delle affrettate scadenze della guerra.
Concedi al nostro tempo giorni di pace.
Mai più la guerra.
Amen

martedì 25 ottobre 2011

Messaggio Della Madonna Dato a Marja Pavlovic a Medjugorje IL 25 Ottobre 2011

"Cari figli,
vi guardo e nei vostri cuori non vedo la gioia. Oggi io desidero darvi la gioia del Risorto perché Lui vi guidi e vi abbracci con il suo amore e con la sua tenerezza. Vi amo e prego incessantemente per la vostra conversione davanti al mio figlio Gesù.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

Marja Pavlovic Legge il Messaggio Della Madonna Del 25 Ottobre 2011 a Radio Maria

lunedì 24 ottobre 2011

San Pietro, Squilibrato Sul Colonnato Da Fuoco Alla Bibbia



Fuori programma durante l'Angelus del Papa: un uomo si è arrampicato sul portico del Bernini che circonda la piazza. Bloccato dalla Gendarmeria, fatti allontanare una parte dei fedeli.

Testimoni Di Dio Ottobre Missionario 2011

domenica 23 ottobre 2011

Giornata Missionaria Mondiale 23 Ottobre 2011

sabato 22 ottobre 2011

Giornata Missionaria Mondiale

23 Ottobre 2011 TESTIMONI DI DIO

Nel 1926, l’Opera della Propagazione della Fede, su suggerimento del Circolo missionario del Seminario di Sassari, propose a papa Pio XI di indire una giornata annuale in favore dell’attività missionaria della Chiesa universale. La richiesta venne accolta con favore e l’anno successivo (1927) fu celebrata la prima “Giornata Missionaria Mondiale per la propagazione della fede”, stabilendo che ciò avvenisse

ogni penultima domenica di ottobre
, tradizionalmente riconosciuto come mese missionario per eccellenza. In questo giorno i fedeli di tutti i continenti sono chiamati ad aprire il loro cuore alle esigenze spirituali della missione e ad impegnarsi con gesti concreti di solidarietà a sostegno di tutte le giovani Chiese. Vengono così sostenuti con le offerte della Giornata, progetti per consolidare la Chiesa mediante l'aiuto ai catechisti, ai seminari con la formazione del clero locale, e all’assistenza socio-sanitaria dell’infanzia.

L’Ottobre Missionario attualmente prevede un cammino di animazione articolato in cinque settimane, ciascuna delle quali propone un tema su cui riflettere.


• Prima settimana: Contemplazione, fonte della testimonianza missionaria

• Seconda settimana: Vocazione, motivo essenziale dell’impegno missionario

•Terza settimana: Responsabilità, atteggiamento interiore per vivere la missione

• Quarta settimana: Carità, cuore della missionarietà

• Quinta settimana: Ringraziamento, gratitudine verso Dio per il dono della missione

Messaggio di Benedetto XVI per la 16ª Giornata Missionaria Mondiale 2011 (23 ottobre 2011)


Messaggio di Benedetto XVI per la 16ª Giornata Missionaria Mondiale 2011 (23 ottobre 2011)

«Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi» (Gv 20,21)

In occasione del Giubileo del 2000, il Venerabile Giovanni Paolo II, all’inizio di un nuovo millennio dell’era cristiana, ha ribadito con forza la necessità di rinnovare l’impegno di portare a tutti l’annuncio del Vangelo «con lo stesso slancio dei cristiani della prima ora» (Lett. ap. Novo millennio ineunte, 58). E il servizio più prezioso che la Chiesa può rendere all’umanità e ad ogni singola persona alla ricerca delle ragioni profonde per vivere in pienezza la propria esistenza. Perciò quello stesso invito risuona ogni anno nella celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale. L’incessante annuncio del Vangelo, infatti, vivifica anche la Chiesa, il suo fervore, il suo spirito apostolico, rinnova i suoi metodi pastorali perché siano sempre più appropriati alle nuove situazioni - anche quelle che richiedono una nuova evangelizzazione - e animati dallo slancio missionario: «La missione rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede e l’identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni. La fede si rafforza donandola! La nuova evangelizzazione dei popoli cristiani troverà ispirazione e sostegno nell’impegno per la missione universale» (Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris missio, 2).

venerdì 21 ottobre 2011

Medjugorje Testimonianze

Preghiera Di Riparazione

Preghiera Di Riparazione

Tenero Padre Abbi pietà della nostra fragile natura corrotta dal peccato e dal Male, perdonaci per tutti gli atti che vengono compiuti contro il Tuo amore misericordioso a cui ci ribelliamo con tanta stupida superbia, Ascoltaci Padre e accogli la nostra preghiera per riportarti i lontani dal tuo cuore, affinchè non vadano persi. Signore ti offriamo Gesù Crocifisso
con tutta la sua Dolorosa e amara Passione con il Suo cuore perennemente trafitto dai nostri peccati ostinati, e te li porgiamo per le Mani Pure ed Immacolate della Mamma nostra senza Macchia, la Vergine Maria. Signore Pietà! di noi tutti e dei peccatori Sia la nostra preghiera atto di riparazione dei tantissimi sacrilegi e delle tristi offese che ti vengono fatte
dalle anime perdute. Tutto o buon Padre riporta a Te.

BENEDETTO SII TU DIO DELL'UNIVERSO,
BENEDETTO SIA L'AGNELLO GESU' CRISTO,
BENEDETTO LO SPIRITO SANTO PARACLITO,
BENEDETTA L'IMMACOLATA MADRE DI DIO, MARIA SS,
BENEDETTO TUTTO IL CIELO CON I SANTI E GLI ANGELI.
LODE E ONORE ALLA SANTISSIMA TRINITA'
E AL PADRE DOLCISSIMO DI IMMENSA MISERICORDIA.

1 Pater, 3 Ave (una per ogni persona della trinità SS.) e 1 Gloria

Preghiera Della Coroncina Alla Divina Misericordia

mercoledì 19 ottobre 2011

Distrutta Statua Madonna di San Marcellino. Parroco: ''Un Oltraggio Gratuito''


Distrutta statua Madonna di San Marcellino. Parroco: ''Un oltraggio gratuito''

Roma - don Giuseppe Ciucci: "Ero in parrocchia sono sceso giù e ho trovato le porte sfondate. Hanno forzato la porta principale dove c'era la statua della Madonna e anche l'altra porta che conduce alle aule del catechismo, dove hanno distrutto un crocifisso di legno e gesso e alcune lampade"

Roma, 15 ottobre "Non li giudico, ma è stato un oltraggio gratuito. Una cosa grave". Lo dice Don Giuseppe Ciucci, parroco di San Marcellino e Pietro al Laterano, parlando del 'blitz' degli incappucciati che nel pomeriggio, nel corso della manifestazione che si snodava lungo via Labicana, hanno distrutto una statua della Madonna riducendola in mille pezzi sparsi sul selciato.

Il sacerdote ricostruisce l'accaduto. "Ero in parrocchia -spiega don Giuseppe- sono sceso giù e ho trovato le porte sfondate. Hanno forzato la porta principale dove c'era la statua della Madonna e anche l'altra porta che conduce alle aule del catechismo, dove hanno distrutto un crocifisso di legno e gesso e alcune lampade". Don Pino preferisce non aggiungere altro, chiude le porte della canonica, dopo che un giovane gli ha consegnato un cartello bianco affisso col nastro sulle porte della chiesa. Sopra la scritta in rosso 'la chiesa evade, scappate bambini'. Dell'episodio, a quanto si apprende, sono state informate le gerarchie vaticane.

Solidarietà al cardinale vicario, Agostino Vallini, ''per l'incredibile profanazione che è avvenuta oggi - ha espresso il sindaco di Roma, Gianni Alemanno - Non era mai accaduto che dei manifestanti violenti giungessero ad un tale livello di blasfemia e profanazione. Tutto questo ci spinge con ancora maggior forza a isolare i violenti senza confonderli con la stragrande maggioranza dei manifestanti, che volevano protestare pacificamente''.

Uniamoci Tutti In Preghiera Di Rparazione

Signore Perdona Loro Perche Non Sanno Quello Che Hanno Fatto

domenica 16 ottobre 2011

Papa Benedetto XVI i Nuovi Evangelizzatori Siano "Umili Ma Coraggiosi"


Benedetto XVI: il mondo ha bisogno di nuovi evangelizzatori

Evangelizzatore non è un privilegio, ma un impegno che proviene dalla fede

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 16 ottobre 2011 Migliaia di persone in festa hanno accolto questo sabato Papa Benedetto XVI nell'Aula Paolo VI in occasione del primo incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, sul tema: “Nuovi Evangelizzatori per la Nuova Evangelizzazione - La Parola di Dio cresce e si diffonde (At 12, 24)”.

Dopo una sessione mattutina di lavori nell’Aula nuova del Sinodo per i responsabili delle realtà ecclesiali per la Nuova Evangelizzazione, dalle 16.00 i nuovi evangelizzatori si sono radunati nella grande Aula del Vaticano, dove sono stati salutati dall'Arcivescovo Rino Fisichella, Presidente del dicastero vaticano, e hanno seguito alcune testimonianze per la Nuova Evangelizzazione, la presentazione del progetto Aleteia e un concerto del tenore Andrea Bocelli.

Alle 18.30 il Papa ha fatto il suo ingresso accolto dall'ovazione dei presenti, che scandivano il suo nome e sventolavano bandiere e fazzoletti delle comunità di appartenenza.

Il Pontefice, visibilmente felice, si è rivolto a quanti si impegnano “nel non facile compito della nuova evangelizzazione” sottolineando che il tema scelto per l'incontro richiama l'affermazione dell'evangelista Luca “la Parola di Dio cresceva e si diffondeva” (cfr At 6,7; 12,24).

“Voi avete modificato il tempo dei due verbi per evidenziare un aspetto importante della fede – ha sottolineato –: la certezza consapevole che la Parola di Dio è sempre viva, in ogni momento della storia, fino ai nostri giorni, perché la Chiesa la attualizza attraverso la sua fedele trasmissione, la celebrazione dei Sacramenti e la testimonianza dei credenti”.

Per questo, ha aggiunto, “la nostra storia è in piena continuità con quella della prima Comunità cristiana, vive dalla stessa linfa vitale”.

Come allora, ha indicato, anche oggi la Parola di Dio “può incontrare chiusura e rifiuto, modi di pensare e di vivere che sono lontani dalla ricerca di Dio e della verità”.

“L’uomo contemporaneo è spesso confuso e non riesce a trovare risposta a tanti interrogativi che agitano la sua mente in riferimento al senso della vita e alle questioni che albergano nel profondo del suo cuore”.

Malgrado ciò, “non può eludere queste domande che toccano il significato di sé e della realtà, non può vivere in una sola dimensione”, anche se, “non di rado, viene allontanato dalla ricerca dell’essenziale nella vita, mentre gli viene proposta una felicità effimera, che accontenta per un momento, ma lascia, ben presto, tristezza e insoddisfazione”.

(Tre Motivi)

“Eppure, nonostante questa condizione dell’uomo contemporaneo, possiamo ancora affermare con certezza, come agli inizi del Cristianesimo, che la Parola di Dio continua a crescere e a diffondersi”, ha riconosciuto il Pontefice. “Perché?”.

A suo avviso, ci sono “almeno tre motivi”, iniziando dal fatto che “la forza della Parola non dipende anzitutto dalla nostra azione, dai nostri mezzi, dal nostro 'fare', ma da Dio, che nasconde la sua potenza sotto i segni della debolezza, che si rende presente nella brezza leggera del mattino, che si rivela sul legno della Croce”.

“Dobbiamo sempre credere nell’umile potenza della Parola di Dio e lasciare che Dio agisca!”, ha esclamato il Papa.

Il secondo motivo, ha proseguito, “è perché il seme della Parola, come narra la parabola evangelica del Seminatore, cade anche oggi ancora in un terreno buono che la accoglie e produce frutto”.

“I nuovi evangelizzatori sono parte di questo campo che consente al Vangelo di crescere in abbondanza e di trasformare la propria vita e quella di altri”, perché “nel mondo, anche se il male fa più rumore, continua ad esserci il terreno buono”.

Il terzo motivo è poi il fatto che “l’annuncio del Vangelo è veramente giunto fino ai confini del mondo e, anche in mezzo a indifferenza, incomprensione e persecuzione, molti continuano anche oggi, con coraggio, ad aprire il cuore e la mente per accogliere l’invito di Cristo ad incontrarLo e diventare suoi discepoli”.

(Annuncio)

Tutto questo, ha osservato, “se da una parte porta consolazione e speranza perché mostra l’incessante fermento missionario che anima la Chiesa”, “dall’altra deve riempire tutti di un rinnovato senso di responsabilità verso la Parola di Dio e la diffusione del Vangelo”.

In tal senso, il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, istituito da Benedetto XVI nel settembre 2010, “è uno strumento prezioso per identificare le grandi questioni che si agitano nei diversi settori della società e della cultura contemporanea” ed è “chiamato ad offrire un aiuto particolare alla Chiesa nella sua missione soprattutto all’interno di quei Paesi di antica tradizione cristiana che sembrano diventati indifferenti, se non addirittura ostili alla Parola di Dio”.

“Il mondo di oggi ha bisogno di persone che annuncino e testimonino che è Cristo ad insegnarci l’arte di vivere, la strada della vera felicità, perché è Lui stesso la strada della vita; persone che tengano prima di tutto esse stesse lo sguardo fisso su Gesù, il Figlio di Dio: la parola dell’annuncio deve essere sempre immersa in un rapporto intenso con Lui, in un’intensa vita di preghiera”.

“Il mondo di oggi ha bisogno di persone che parlino a Dio, per poter parlare di Dio”.

Il Papa si è detto “convinto che i nuovi evangelizzatori si moltiplicheranno sempre di più per dare vita a una vera trasformazione di cui il mondo di oggi ha bisogno”. “Solo attraverso uomini e donne plasmati dalla presenza di Dio, la Parola di Dio continuerà il suo cammino nel mondo portando i suoi frutti”.

“Siate segni di speranza, capaci di guardare al futuro con la certezza che proviene dal Signore Gesù, il quale ha vinto la morte e ci ha donato la vita eterna”, ha esortato i presenti. “Comunicate a tutti la gioia della fede con l’entusiasmo che proviene dall’essere mossi dallo Spirito Santo, perché Lui rende nuove tutte le cose, confidando nella promessa fatta da Gesù alla Chiesa: 'Ed ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo' (Mt 28,20)”.

“Essere evangelizzatori – ha avvertito – non è un privilegio, ma un impegno che proviene dalla fede”.

Santa Margherita Maria Alacoque



16 Ottobre

giovedì 13 ottobre 2011

Medjugorje La Testimonianza di Vicka e Padre Ivan Sesar

mercoledì 12 ottobre 2011

Santa Maria, Madre di Dio


Santa Maria, Madre di Dio,
conservami un cuore di fanciullo, puro e limpido come acqua di sorgente. Ottienimi un cuore semplice che non si ripieghi ad assaporare le proprie tristezze: un cuore magnanimo nel donarsi, facile alla compassione; un cuore fedele e generoso, che non dimentichi alcun bene e non serbi rancore di alcun male. Formami un cuore dolce e umile che ami senza esigere di essere riamato; un cuore grande e indomabile così che nessuna ingratitudine lo possa chiudere e nessuna indifferenza lo possa stancare; un cuore tormentato dalla gloria di Gesù Cristo, ferito dal suo grande amore con una piaga che non rimargini se non in Cielo. Amen.

giovedì 6 ottobre 2011

Apparizione Della Regina Della Pace a Mirjana Il 2 Ottobre 2011



Video Integrale Dell'Apparizione Della Regina Della Pace a Mirjana Alla "Croce Blu" di Medjugorje.

mercoledì 5 ottobre 2011

Santa Faustina Kowalska 5 Ottobre

lunedì 3 ottobre 2011

Commento di Padre Livio al Messaggio del 2 Ottobre 2011 Dato Dalla Madonna a Mirjana.

Messaggio Della Regina Della Pace a Mirjana del 2 Ottobre 2011

“Cari figli, anche oggi il mio Cuore materno vi invita alla preghiera, ad un vostro rapporto personale con Dio Padre, alla gioia della preghiera in Lui. Dio Padre non vi è lontano e non vi è sconosciuto. Egli vi si è mostrato per mezzo di mio Figlio e vi ha donato la vita, che è mio Figlio. Perciò, figli miei, non fatevi vincere dalle prove che vogliono separarvi da Dio Padre. Pregate! Non cercate di avere famiglie e società senza di Lui. Pregate! Pregate affinché la bontà che viene solo da mio Figlio, che è la vera bontà, inondi i vostri cuori. Solo cuori pieni di bontà possono comprendere ed accogliere Dio Padre. Io continuerò a guidarvi. In modo particolare vi prego di non giudicare i vostri pastori. Figli miei, dimenticate forse che Dio Padre li ha chiamati? Pregate! Vi ringrazio”.

Mirjana ha aggiunto: in precedenza non ho mai detto nulla. Ma siete consci fratelli e sorelle, che la Madre di Dio è stata con noi? Ognuno di noi si chieda: ne siamo degni? dico questo perche per me è difficile vedere la Madonna nel dolore, perche ciascuno di noi chiede un miracolo, ma non vuole fare un miracolo dentro di se.