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giovedì 31 gennaio 2013

Come Votare Alle Prossime Elezioni


COME VOTARE ALLE PROSSIME ELEZIONI?

Seguendo i consigli del Papa (non quelli della stampa cosiddetta (''cattolica'') perché il cristiano vota secondo i principi non negoziabili (vita, famiglia, libertà di educazione)


di Giulia Tanel

Nell'ultimo periodo mi è capitato più volte di discutere di politica con amici cattolici e la domanda di fondo era sempre la stessa: "Ma noi cattolici chi possiamo votare alle prossime elezioni?". Chiarisco subito che non conosco la risposta a questa domanda e che non ritengo di avere le competenze politiche per dare consigli a nessuno. La cosa che mi interessa fare è solamente proporre alcune riflessioni. In primo luogo, è doveroso evidenziare che la Chiesa non dà ai fedeli indicazioni vincolanti circa il partito da votare, anche se qualche giorno fa un amico sosteneva ironicamente che "da qualche parte ci dev'essere scritto che i cattolici non possono votare a sinistra, forse è nella Bibbia". Quali sono dunque i criteri che i fedeli devono seguire nell'apporre la propria croce sulla carta elettorale? Ebbene, i cattolici sono chiamati a propendere per le fazioni politiche che dimostrano di promuovere e difendere i cosiddetti "principi non negoziabili", che Benedetto XVI ha mirabilmente dettagliato nel corso di un Convegno promosso dal PPE il 30 marzo del 2006. Riportiamo le parole del papa: «Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, l'interesse principale dei suoi interventi nella vita pubblica si centra sulla protezione e sulla promozione della dignità della persona e per questo presta particolare attenzione ai principi che non sono negoziabili. Tra questi, oggi emergono chiaramente i seguenti: la protezione della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del suo concepimento fino alla morte naturale; il riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, come unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio, e la sua difesa di fronte ai tentativi di far sì che sia giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che in realtà la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo ruolo sociale insostituibile; la protezione del diritto dei genitori ad educare i loro figli. Questi principi non sono verità di fede, anche se sono illuminati e confermati dalla fede; sono insiti nella natura umana, e pertanto sono comuni a tutta l'umanità. L'azione della Chiesa nella loro promozione non è quindi di carattere professionale, ma si dirige a tutte le persone, indipendentemente dalla loro affiliazione religiosa. Questa azione è anzi ancor più necessaria nella misura in cui questi principi sono negati o fraintesi, perché in questo modo si compie un'offesa alla verità della persona umana, una grave ferita provocata alla giustizia stessa». A quanto detto fino ad ora vorrei aggiungere un'ulteriore riflessione. Spesso si sente, in riferimento alla classe politica nostrana: "Caio sarebbe bravo, ma è attaccato ai soldi", "Sempronio si dice cattolico, ma poi non va a Messa", e via discorrendo. Tutte cose giuste, ci mancherebbe. Tuttavia fare affermazioni di questo genere significa fermarsi al nudo giudizio riguardo le azioni dei nostri fratelli, atteggiamento che peraltro conferma pienamente l'immagine evangelica per cui la pagliuzza nell'occhio altrui risulta essere molto più evidente della trave presente nel nostro.
Sinceramente, chi di noi può anche solo pensare di elevarsi a modello, sia nella fede che nella coerenza di vita? Ecco quindi che anche con i politici occorre essere clementi, proprio perché sono uomini come noi, peccati e debolezze comprese. L'importante è che, nel loro agire quotidiano in politica, portino avanti la difesa dei valori non negoziabili. Poi a casa loro sono liberi di comportarsi come credono: nella sfera privata, infatti, il giudizio spetta solo a Dio. In conclusione, lo ripeto: non so in quale partito possa riconoscersi un cattolico oggigiorno. L'importante è che, votando, si tengano a mente i valori non negoziabili sopra esposti e ci si ricordi - per dirla con uno slogan passato alla storia - che "nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no!".

Fonte: Libertà e Persona, 11/12/2012

martedì 29 gennaio 2013

Preghiera a Gesù per le Anime del Purgatorio

                                   
Preghiera a Gesù per le Anime del Purgatorio

Gesù mio, per quel copioso sudore di sangue che spargesti nell'orto del Getsemani, abbi pietà delle anime dei miei più stretti parenti che penano nel Purgatorio. 

Padre nostro, Ave Maria, l'eterno riposo.

Gesù mio, per quelle umiliazioni e quegli schemi che soffristi nei tribunali fino ad essere schiaffeggiato, deriso e oltraggiato come un malfattore, abbi pietà delle anime dei nostri morti che nel Purgatorio aspettano di essere glorificate nel tuo Regno beato. Padre nostro, Ave Maria, l'eterno riposo.

Gesù mio, per quella corona di acutissime spine che trapassarono le tue santissime tempia, abbi pietà dell'anima più abbandonata e priva di suffragi, e di quella più lontana ad essere liberata dalle pene del Purgatorio. 

Padre nostro, Ave Maria, l'eterno riposo.

Gesù mio, per quei dolorosi passi che facesti con la croce sulle spalle, abbi misericordia dell'anima più vicina ad uscire dal Purgatorio; e per le pene che provasti insieme alla tua Santissima Madre nell'incontrarvi sulla via del Calvario, libera dalle pene del Purgatorio le anime che furono devote di questa cara Madre. 

Padre nostro, Ave Maria, l'eterno riposo.

Gesù mio, per il tuo santissimo corpo steso sulla croce, per i tuoi santissimi piedi e mani trafitti con duri chiodi, per la tua morte crudele e per il tuo santissimo costato aperto dalla lancia, usa pietà e misericordia presso quelle povere anime. Liberale dalle atroci pene che soffrono ed ammettile in Paradiso. 

Padre nostro, Ave Maria, l'eterno riposo.

Papa Benedetto XVI


“Dio ci dà i comandamenti perché ci vuole educare alla vera libertà, perché vuole costruire con noi un Regno di amore, di giustizia e di pace. Ascoltarli e metterli in pratica non significa alienarsi, ma trovare il cammino della libertà e dell’amore autentici, perché i comandamenti non limitano la felicità, ma indicano come trovarla“

(Papa Benedetto XVI)

lunedì 28 gennaio 2013

La Vita è La Scelta Che Non Si Rimpiange Mai


La VITA UMANA, quindi, è SACRA
perché fin dal suo inizio comporta l'azione creatrice di Dio
e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine.

Solo Dio è il Signore della vita

dal suo inizio alla sua fine:

nessuno, in nessuna circostanza,

può rivendicare a se

il diritto di distruggere

direttamente

un essere umano innocente.

Dal momento del concepimento,
la vita di ogni essere umano va rispettata in modo assoluto,
perché l'uomo è sulla terra l'unica creatura che Dio ha voluto per sè stesso,
e l'anima spirituale di ciascun uomo è immediatamente creata da Dio;
tutto il suo essere porta l'immagine del Creatore.

venerdì 25 gennaio 2013

La Conversione di Giuni Russo


Giuni Russo

(Palermo, 7 Settembre 1951 – Milano, 14 Settembre 2004)


La Conversione di Giuni Russo

“Meditava sugli “Esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola” e ne rimase colpita. Ho ancora con me il libro che leggeva copiosamente, con le sue annotazioni e sottolineature. Si chiedeva chi potesse guidarla in questo esercizio, dove trovare il sacerdote o la comunità per vivere un’esperienza simile. Cominciò ad appassionarsi anche di Santa Teresa, Edith Stein e Giovanni della Croce fino al punto di musicarne alcuni poemi”. Così racconta Maria Antonietta Sisini, sua amica da sempre a Il Sussidiario, a 9 anni dalla morte di Giuni. Giuni Russo è stata una delle cantanti più dotate degli ultimi anni, con una estensione vocale di 4 ottave. Molti i critici che la preferiscono alla grande Mina Mazzini. Autrice di canzoni storiche, come Un’estate al Mare o di Alghero, si è convertita improvvisamente al cattolicesimo, arrivando addirittura ad interpretare la canzone “La sposa” assieme alle Carmelitane Scalze del monastero di Milano. “Giuni -racconta la Sisini- era di casa in quel monastero a tal punto che scelse, in punto di morte, d’essere lì seppelita. Durante l’agonia, vidi lei fissare un angolo della stanza. Il suo viso si illuminò, cambiò d’aspetto. Sorrise meravigliata come se in quella stanza ci fosse una presenza celestiale. In fondo, Giuni era una persona innamorata di Cristo”.

Giuni Russo una delle voci piu belle di sempre della musica italiana.
è stata una cantautrice e musicista italiana di musica pop sperimentale.

Messaggio dato dalla Madonna a Marija il 25 Gennaio 2013 a Medjugorje


Messaggio dato dalla Madonna a Marija il 25 Gennaio 2013 a Medjugorje

Cari figli Anche oggi vi invito alla preghiera. La vostra preghiera sia forte come pietra viva affinché con le vostre vite diventiate i testimoni. Testimoniate la bellezza della vostra fede. Io sono con voi e intercedo presso il mio Figlio per ognuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

giovedì 24 gennaio 2013

Luci e Ombre Di Rita Levi Montalcini


LUCI E OMBRE DI RITA LEVI MONTALCINI

Sei atea e a favore di eutanasia, fecondazione artificiale e aborto? Ti meriti il nobel, diventi senatrice a vita e tutti ti applaudono in vita e alla tua morte... ma nell'aldilà?

di Giovanna Arcuri

Il politicamente corretto ha le sue regole e sono regole ferree. Una di queste impone che di alcuni personaggi della cultura, della politica, delle arti etc non si possa che parlare bene, anzi benissimo. I distinguo sull'operato di questi soggetti vengono giudicati, ben che vada, come un'operazione di cattivo gusto. Rita Levi Montalcini, deceduta lo scorso 30 Dicembre all'età di 103 anni, forse appartiene alla schiera di questi intoccabili, perché oggi ricevere un Nobel – un qualsiasi nobel – è salire agli onori degli altari laici già in vita, immaginarsi quando poi si è morti. Nessuno discute qui le sue capacità scientifiche (non è il nostro compito), ma il successo come scienziati non ne autorizza la beatificazione. In realtà nella vita della Montalcini ci sono luci e ombre. La sua esistenza sin da giovane è segnata dalla sofferenza: di origine ebraica, nel 1938 deve lasciare l'Italia a seguito delle leggi razziali e riparare in Belgio. Ma l'esilio dura poco: nel '40 scappa di nuovo, lascia il Belgio a motivo dell'invasione di Hitler e fa ritorno in Italia. Nel 1974 la Chiesa le chiede, prima donna, di entrare a far parte della Pontificia Accademia delle Scienza. Questo a riprova che la Barca di Pietro accoglie tutti, anche persone di credo differente. Anzi nel caso della Montalcini persino persone per nulla credenti. Infatti, intervistata da Piergiorgio Odifreddi nel sul libro "Incontri con menti straordinarie", alla domanda se credesse in Dio lei risponde: "Sono atea. Non so cosa si intenda per credere in Dio". Quindi nessuna discriminazione verso l'atea Montalcini da parte della Chiesa e stesso atteggiamento di rispetto del premio Nobel verso la Chiesa. Infatti in occasione della lettera appello di 63 docenti nel gennaio del 2008 affinché il Santo Padre non mettesse piede all'Università La Sapienza per tenere una lectio magistralis, la Montalcini, pur essendo stata invitata ad aderire, rifiuta di sottoscrivere l'appello. Nonostante ciò gira voce sui giornali che ci sia almeno un'adesione privata se non pubblica e formale, ma il premio Nobel smentisce categoricamente e fa sapere per bocca dell'Osservatore Romano che "in qualità di membro della Pontificia Accademia delle Scienze e dell'ammirazione che nutro verso il Pontefice non avrei mai espresso quanto attribuitomi". La ricerca scientifica, che la condusse a vincere il Nobel per la medicina nel 1986, fu una vera vocazione che la assorbì completamente tanto che forse per questo motivo non si sposò mai. Di certo interpretava la sua professione come una missione. Infatti ebbe a dire nel 2009 in occasione di una cerimonia presso l'Istituto Superiore della Sanità per celebrare i suoi 100 anni: "Non ero nata per fare lo scienziato, ma per andare in Africa ad aiutare chi ne ha bisogno. Da adolescente volevo andare in Africa come Albert Schweitzer e curare i lebbrosi. Adesso, nell'ultima tappa della mia vita, esaudisco il desiderio di aiutare popolazioni sfruttate. Posso dire che l'unico motivo per cui ho lavorato è stato aiutare gli altri". Tale slancio verso il prossimo è testimoniato anche dal fatto che lei, seppur atea, devolse parte dei proventi del premio Nobel a favore della Comunità ebraica di Roma per la costruzione di una sinagoga. Comprendeva anche i limiti della ricerca scientifica e non la venerava come una nuova religione che avrebbe liberato l'uomo dalle superstizioni e dai falsi miti. Infatti in occasione di un'intervista rilasciata al Corriere della Sera nel Novembre del 2006 tenne a precisare che "gli scienziati non detengono il monopolio della saggezza. La soluzione dei problemi che affliggono l'intero genere umano, fino a porne in pericolo la sopravvivenza, spetta in pari misura a filosofi, uomini di religione, educatori e appartenenti ad altre discipline". Queste sono alcune luci della vita della Montalcini. Ma ci sono anche ombre. Sempre nell'intervista appena citata la Montalcini rende noto che si allinea al darwinismo duro e puro: "La recente rinascita del movimento creazionista, basata sulla concezione del 'disegno intelligente', nega la validità delle selezione darwiniana. Una negazione, questa, derivante dall'ignoranza delle rigorose prove dei nuovi apporti della genetica". Insomma chi nega che dietro il creato c'è un Creatore pecca di ignoranza. Ma proseguiamo nella lettura dell'articolo: "Personalmente, pur dichiarandomi laica o meglio agnostica e libera pensatrice, mi ritengo tuttavia profondamente 'credente', se per religione si intende credere nel bene e nel comportamento etico: non perseguendo questi principi, la vita non merita di essere vissuta". Cosa stona in questa frase che tutti sposeremmo appieno? Stona il fatto che il "credere nel bene e nel comportamento etico" per la Montalcini significava essere a favore di eutanasia, fecondazione artificiale e aborto. Nell'articolo citato la giornalista Barbara Palombelli le chiede cosa pensi dell'eutanasia. Ecco la sua risposta: "Nessuno ha il diritto di sopprimere la vita, l'eutanasia potrebbe essere concessa, sempre e soltanto nella fase terminale di malattie che provocano gravi sofferenze, in seguito a processi degenerativi o neoplastici senza speranza di guarigione. Sono favorevole all'eutanasia soltanto per la propria persona attraverso un testamento 'biologico' stilato, a norma di legge, in pieno possesso delle proprie facoltà mentali, nel quale si dichiari che qualora non si fosse più in grado di possedere le facoltà di intendere e di volere, una commissione di medici esperti può porre fine alle gravi sofferenze o ad una vita priva di capacità cognitive". Al tempo del referendum per abrogare alcune parti della legge 40 che disciplina la fecondazione artificiale l'associazione radicale Luca Coscioni la intervista per sapere le sue intenzioni di voto. "Voto naturalmente quattro Sì – risponde la Montalcini – perché penso che la legge 40 ci voleva, ha riempito un vuoto ma non l'ha riempito in modo soddisfacente e per va ampiamente revisionata. Su molte cose non sono d'accordo: l'impianto di embrioni senza l'analisi preventiva è assurdo, l'impianto dei tre embrioni è contro la donna, è tutto contro la salute della donna. Sono anche a favore dell'eterologa perché è permissiva e non costrittiva. Quindi ritengo che noi dobbiamo votare – non bisogna astenersi perché è assurdo – e bisogna votare per quattro Sì, che mi pare tengano conto di cose che, non si sa perché, la legge 40 non aveva esaudito come si doveva. Nutro vivamente la speranza di una vittoria del Sì perchè se dovesse vincere il No, secondo me, torniamo al Medioevo." E poi un appello: "Per il bene vostro e dei vostri figli voi dovete andare a votare, perché senza questo voto torniamo molto indietro, finiremo, probabilmente, per eliminare anche la legge sull'aborto". Per inciso, sull'aborto, la Montalcini negli anni Settanta fece parte Movimento di Liberazione Femminile per la regolamentazione dell'aborto. Non cambiò mai idea. Infatti il 25 Novembre 2009 all'Università Bicocca di Milano in occasione del "Sysbiohealth symposium 2009" dichiarò: la pillola abortiva RU486 "ha dato risultati straordinari. Penso molto bene di questo farmaco. Conosco colui che l'ha scoperto, è venuto da me e posso dire che i risultati sono straordinari". Una vera entusiasta della morte chimica del nascituro. In merito alla ricerca sugli embrioni il premio Nobel non ha dubbi: la legge 40 "limita la ricerca – afferma il 12 Aprile 2005 presso la Facoltà di Medicina dell'Università di Firenze - non ammettendo neppure l'uso di embrioni che purtroppo sarebbero votati ad essere gettati via. Non si devono fare gli embrioni per la ricerca scientifica, è assurdo, ma quelli che abbiamo in soprannumero debbono essere utilizzati perchè le possibilità delle cellule staminali embrionali sono enormemente superiori a quelle delle cellule adulte". Affermando lei nobel – a margine – una vera e propria inesattezza scientifica, dato che le staminali adulte ad oggi hanno ottenuto risultati ben più promettenti delle staminali embrionali. Perché tanto plauso a favore della sperimentazione sugli embrioni? Perché l'embrione non è una persona. "L'embrione – dichiara a Repubblica nell'Aprile del 2005 - è un ammasso di poche cellule privo della linea cerebrale che dà la possibilità di vita umana. La discussione se l'embrione è persona o no si trascina da molti secoli e sarà probabilmente sempre tale, ai limiti tra la legge, la morale, la scienza e la religione: ciò che non deve essere fatto è imporre per legge una credenza ideologica, religiosa e morale a tutti". Una figura quindi da incensare senza se e senza ma? Il caso della Montalcini pare che ci conforti nel dire che la regola dei distinguo valga ben più della regola del politicamente corretto.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02/01/2013

domenica 20 gennaio 2013

Papa Benedetto XVI Angelus Domenica 20 Gennaio 2013


ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 20 Gennaio 2013

Cari Fratelli e Sorelle

Oggi la liturgia propone il Vangelo delle nozze di Cana, un episodio narrato da Giovanni, testimone oculare del fatto. Tale episodio è stato collocato in questa domenica che segue immediatamente il tempo di Natale perché, insieme con la visita dei Magi d’oriente e con il Battesimo di Gesù, forma la trilogia dell’epifania, cioè della manifestazione di Cristo. Quello delle nozze di Cana è infatti «l’inizio dei segni» (Gv 2,11), cioè il primo miracolo compiuto da Gesù, con il quale Egli manifestò in pubblico la sua gloria, suscitando la fede dei suoi discepoli. Richiamiamo brevemente ciò che accadde durante quella festa di nozze a Cana di Galilea. Accadde che venne a mancare il vino, e Maria, la Madre di Gesù, lo fece notare a suo Figlio. Egli le rispose che non era ancora giunta la sua ora; ma poi seguì la sollecitazione di Maria e, fatte riempire d’acqua sei grandi anfore, trasformò l’acqua in vino, un vino eccellente, migliore del precedente. Con questo “segno”, Gesù si rivela come lo Sposo messianico, venuto a stabilire con il suo popolo la nuova ed eterna Alleanza, secondo le parole dei profeti: «Come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te» (Is 62,5). E il vino è simbolo di questa gioia dell’amore; ma esso allude anche al sangue, che Gesù verserà alla fine, per sigillare il suo patto nuziale con l’umanità.

La Chiesa è la sposa di Cristo, il quale la rende santa e bella con la sua grazia. Tuttavia questa sposa, formata da esseri umani, è sempre bisognosa di purificazione. E una delle colpe più gravi che deturpano il volto della Chiesa è quella contro la sua unità visibile, in particolare le storiche divisioni che hanno separato i cristiani e che non sono state ancora superate. Proprio in questi giorni, dal 18 al 25 gennaio, si svolge l’annuale Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, un momento sempre gradito ai credenti e alle comunità, che risveglia in tutti il desiderio e l’impegno spirituale per la piena comunione. In tal senso è stata molto significativa la veglia che ho potuto celebrare circa un mese fa, in questa Piazza, con migliaia di giovani di tutta Europa e con la comunità ecumenica di Taizé: un momento di grazia in cui abbiamo sperimentato la bellezza di formare in Cristo una cosa sola. Incoraggio tutti a pregare insieme affinché possiamo realizzare «Quello che esige il Signore da noi» (cfr Mi 6,6-8), come dice quest’anno il tema della Settimana; un tema proposto da alcune comunità cristiane dell’India, che invitano ad impegnarsi con decisione verso l’unità visibile tra tutti i cristiani, e a superare, come fratelli in Cristo, ogni tipo di ingiusta discriminazione. Venerdì prossimo, al termine di queste giornate di preghiera, presiederò i Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le mura, alla presenza dei Rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali.

Cari amici, alla preghiera per l’unità dei cristiani vorrei aggiungere ancora una volta quella per la pace, perché, nei diversi conflitti purtroppo in atto, cessino le ignobili stragi di civili inermi, abbia fine ogni violenza, e si trovi il coraggio del dialogo e del negoziato. Per entrambe queste intenzioni, invochiamo l’intercessione di Maria Santissima, mediatrice di grazia.

Dopo L'Angelus

Saluto cordialmente tutti i Polacchi. È in corso la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Il suo tema è ispirato da alcune parole del profeta Michea: “Quel che il Signore esige da noi” (cfr. Mi 6,8). La nostra risposta sia la preghiera, il sincero dialogo ecumenico, la ricerca della verità, i gesti di reciproca intesa e di riconciliazione. Lo Spirito Santo ci unisca nella comune professione della fede e faccia che “tutti siamo una cosa sola” (cfr. Gv 17,21). Benedico di cuore le vostre aspirazioni ecumeniche.

E infine saluto i pellegrini di lingua italiana, le famiglie, i fedeli di diverse parrocchie, di associazioni e di movimenti. A tutti auguro una buona domenica, una buona settimana. Grazie. Buona domenica!

venerdì 18 gennaio 2013

Settimana di Preghiera per L'Unità dei Cristiani 18-25 Gennaio 2013


Settimana di Preghiera per L'Unità dei Cristiani

18 - 25 Gennaio 2013

Quel che il Signore esige da noi
(cfr. Michea 6, 6-8)



Quest'anno la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani ci invita a riflettere sull'importantissimo e ben noto testo del profeta Michea: "Quale offerta porteremo al Signore, al Dio Altissimo, quando andremo ad adorarlo? Gradirà il Signore migliaia di montoni e torrenti di olio? Gli daremo in sacrificio i nostri figli, i nostri primogeniti per ricevere il perdono dei nostri peccati? In realtà il Signore ha insegnato agli uomini quel che è bene quel che esige da noi: praticare la giustizia, ricercare la bontà e vivere con umiltà davanti al nostro Dio" (6, 6-8). Il libro del profeta Michea esorta il popolo a camminare in pellegrinaggio: "Saliamo sulla montagna del Signore, ed Egli ci insegnerà quel che dobbiamo fare e noi impareremo come comportarci" (4, 2). Di grande rilievo, dunque, è la sua chiamata: "camminare in questo pellegrinaggio, a condividere nella giustizia e nella pace, ove troviamo la vera salvezza". È verità indiscutibile che la giustizia e la pace - ricorda il profeta Michea -, costituiscono una forte e salda alleanza fra Dio e l'umanità, attraverso cui si crea una società costruita sulla dignità, sull'uguaglianza, sulla fraternità e sul reciproco "svuotamento" (kenosis) delle passioni. È poi incontestabile che la vera fede in Dio è inseparabile dalla santità personale, come anche dalla ricerca della giustizia sociale.
Al tempo della predicazione del profeta Michea il popolo di Dio doveva affrontare
l'oppressione e l'ingiustizia di coloro che intendevano negare la dignità e i diritti dei poveri. Lo sfruttamento dei poveri era - ed è - un fatto reale: "Voi divorate il mio popolo. Lo spellate, gli rompete le ossa", dice il profeta (3, 3). In modo simile, oggi, il sistema delle caste, con il razzismo e il nazionalismo, pone severe sfide alla pace dei popoli, e in tanti paesi; altre caste, con diversi nomi, negano l'importanza del dialogo e della conversazione, la libertà nel parlare e nell'ascoltare. A motivo di questo sistema delle caste, i Dalits, nella cultura indiana, "sono socialmente emarginati, politicamente sotto-rappresentati, sfruttati economicamente e soggiogati culturalmente" Noi, come seguaci del "Dio della vita e della pace", del "Sole della giustizia", secondo l'Innologia dell'Oriente Ortodosso, dobbiamo camminare nel sentiero della giustizia, della misericordia e dell'umiltà, realtà e tema di eccellente significato e di attualità che saranno sviluppati con dinamismo dalla X Assemblea generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese, in programma nel 2013 a Busan, nella Corea del Sud. "Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace" è il tema dell'Assemblea, e risuonerà come un forte appello a tutti i popoli a camminare insieme, comunitariamente, nel sentiero della giustizia che conduce alla vita e alla salvezza. Dunque, la nostra salvezza dalla schiavitù e dall'umiliazione quotidiana più che semplicemente con riti solo formali, sacrifici e offerte (Mic 6, 7), richiede da noi il "praticare la giustizia, ricercare la bontà e vivere con umiltà davanti al nostro Dio" (6, 8). Con chiarezza il profeta Michea mette in evidenza, da una parte, il rigetto dei rituali e dei sacrifici impoveriti dalla mancanza del senso della misericordia, dell'umiltà e della giustizia, e dall'altra dimostra l'aspettativa di Dio che la giustizia debba essere al cuore della nostra religione e dei nostri riti. È la volontà di Dio, il suo desiderio di procedere nel sentiero della giustizia e della pace, facendo quel che Dio esige da noi. Giovanni Paolo II ha affermato che "qualsiasi espressione di pregiudizio, basata sulle caste, in relazione ai cristiani, è una contro-testimonianza dell'autentica solidarietà umana, una minaccia alla genuina spiritualità e un serio ostacolo alla missione di evangelizzazione della Chiesa". Mentre il Papa Benedetto XVI proclama così: "Anche se nel mondo il male sembra sempre prevalere sul bene", a vincere alla fine è "l'amore e non l'odio", perché "più forte è il Signore, il nostro vero re e sacerdote Cristo, e nonostante tutte le cose che ci fanno dubitare sull'esito positivo della storia, vince Cristo e vince il bene", il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I ha dichiarato con fermezza: "Promuoviamo l'universalità della carità al posto dell'odio e dell'ipocrisia, promuoviamo l'universalità della comunione e della collaborazione al posto dell'antagonismo". In modo simile si sono pronunciati anche gli altri Capi delle diverse chiese e confessioni cristiane.
La celebrazione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani è un vero e forte segno di amore e di speranza, di aiuto spirituale e morale, e l'unità dei cristiani sarà un dono dello Spirito Santo. Camminare umilmente con Dio significa anzitutto camminare nella radicalità della Fede, come il nostro padre Abramo, camminare in solidarietà con coloro che lottano per la giustizia e la pace, e condividere la sofferenza di tutti, attraverso l'attenzione, la cura e il sostegno verso i bisognosi, i poveri e gli emarginati. Infatti, camminare con Dio significa camminare oltre le barriere, oltre l'odio, il razzismo e il nazionalismo che dividono e danneggiano i membri della Chiesa di Cristo. San Paolo afferma: "Con il battesimo, infatti siete stati uniti a Cristo e siete stati rivestiti di Lui come di un abito nuovo. Non ha più alcuna importanza l'essere Ebreo o pagano, schiavo o libero, uomo o donna, perché uniti a Gesù Cristo, tutti voi siete diventati un solo uomo" (Gal 3, 28). Ogni uomo è "icona di Dio", secondo la dottrina dei Santi Padri Greci della Cappadocia, e, conseguentemente, incontrandolo nella strada, incontriamo Cristo, e, servendolo, serviamo lui, che "infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti" (Mc 10, 45). Amore e giustizia si incontrano e conducono alla salvezza, hanno la stessa origine e conducono alla vita eterna. Il monaco Efrem di Siro, grande asceta dell'Oriente Ortodosso ed eccellente scrittore di preghiere mistiche, sottolinea: "Se amerai la pace trapasserai il grande mare della vita con serenità. Se amerai la giustizia troverai la vita eterna", prospettiva che ci fa comprendere che la pace e l'unità sono piene solo se si fondano nella giustizia: "Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati" (Mt 5, 6).

giovedì 17 gennaio 2013

Video Integrale Apparizione a Mirjana 2 Gennaio 2013 a Medjugorje